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I° Itinerario Celestiniano:
Percorso: Monastero di Faifoli - Abbazia S. Spirito a Maiella - Eremo di S. Bartolomeo - Eremo di S. Giovanni all’Orfento - Eremo di S. Onofrio - Badia di S. Spirito - Sulmona - Raiano - Castelvecchio Subequo - Acciano - S. Maria del Ponte - Civita di Bagno - L’Aquila.
Nel 1235 Pietro Angelerio, nella sua scelta anacoretica, mosse dal Monastero di Faifoli facendo la sua prima esperienza da eremita in una grotta nei pressi di Castel di Sangro. Successivamente si trasferì sul monte Palleno, luogo solitario del versante sud-orientale della Maiella, dove poi venne costruita la Chiesa della Madonna dell’Altare. Dopo alcuni anni trascorsi ai piedi del Morrone, il futuro Papa tornò nuovamente sulla Montagna Sacra, seguito da molti altri monaci fondando la Famiglia religiosa dei Fratelli dello Spirito Santo. Sull’originario romitorio sorse il Monastero di Santo Spirito nell’omonima valle. Nel giorno della Perdonanza, a Roccamorice, si svolge una processione che raggiunge l’eremo di Santo Spirito con a capo il busto di San Pietro Celestino portato a spalle dai fedeli. Spinto da un profondo desiderio di solitudine e contemplazione l’umile frate volle trasferirsi in luoghi più difficilmente raggiungibili, come l’eremo di S. Bartolomeo e quello di S. Giovanni d’Orfento e solo nel 1293 si stabilì nell’eremo di Sant’Onofrio, sul Morrone, fino all’annunzio dell’avvenuta designazione al soglio pontificio. Il 16 Luglio 1294 alcuni Cardinali del Conclave e Carlo Martello Re d’Ungheria risalirono l’irto sentiero che conduce all’eremo del Morrone per informare l’anacoreta dell’investitura papale. All’interno dello spazio sacro, nella roccia della montagna, è raffigurata l’immagine di S. Pietro Celestino, i cui tratti, si dice, corrispondano a quelli del Santo eremita. La costruzione della Badia Celestiniana di Santo Spirito del Morrone, nuova sede centrale dell’ordine religioso, fu iniziata intorno al 1260 e tra il 1268-1285 l’impianto originario venne ampliato con l’edificazione del chiostro e del monastero. Notevole è il monumento funerario della famiglia Caldora (1412), custodito nella sagrestia. Il 19 maggio di ogni anno, in ricordo della morte di Celestino V, nel vicino borgo S. Pietro a Bagnaturo, la statua del Santo viene solennemente portata in processione. Nella città Ovidiana, Sulmona, Pietro Angelerio, prima di intraprendere il viaggio per l’incoronazione, volle celebrare una messa solenne nella Cattedrale di S. Panfilo. L’umile frate, affiancato da Carlo II d’Angiò e da Carlo Martello, mosse quindi in direzione di Raiano seguito da una folla di fedeli. A Raiano il corteo papale effettuò una breve sosta. La tradizione popolare vuole che su un rozzo sedile in pietra, Celestino abbia lasciato l’impronta del suo corpo. Sul sedile siedono i fedeli nella considerazione che quel gesto rituale possa guarirli da malattie renali. Altra testimonianza della presenza Celestiniana è rappresentata da una statua del Santo, anch’essa conservata nell’eremo di S. Venanzio, a fondovalle nella stretta gola solcata dall’Aterno. Attraversata la Via del Formalo (acquedotto di epoca romana), Celestino raggiunse Castelvecchio Subequo per trascorre la notte nel convento di S. Francesco d’Assisi. Il corteo venne accolto dal conte Tommaso da Celano e salutato da una gran folla esultante. Le fonti narrano che a Castelvecchio un giovane paralitico venne miracolato al solo contatto con la groppa dell’asinello, dal quale Papa Celestino era appena disceso. Nei giorni della festa è tradizione che i pellegrini possano ricevere le stesse indulgenze concesse alla basilica di Collemaggio. Nel risalire il corso del fiume Aterno, il "magnifico corteo" giunse alla chiesa della Sanità di Acciano, dove Papa Celestino guarì dal mal caduco (epilessia) Doricello. Come per Castelvecchio, anche nella chiesa della Sanità si vuole che vengano estese le stesse indulgenze della Perdonanza Aquilana. Nei dintorni di Acciano sorgeva il convento di S. Comizio, che sembra fosse frequentato dal Papa eremita. Si ritiene che il corteo papale percorrendo la media valle dell’Aterno abbia sostato nell’antica chiesa di S. Maria del Ponte, la cui esistenza risulta documentata dal 1138. L’edificio sacro, elevato al titolo di Collegiata, conserva affreschi del XIV sec. ed iscrizioni in caratteri teutonici del 1333. Dalla chiesa provengono preziose opere d’arte come il breviario del 1209, la Bibbia di formato atlantico, il presepio con la Madonna, il Bambino e S. Giuseppe (opera scultorea in terracotta policroma) ed il famoso trittico di Beffi conservato nel Museo Nazionale d’Abruzzo presso il castello cinquecentesco all’Aquila. Nell’ultimo tratto, verso l’Aquila, Pietro dal Morrone ed il suo seguito si trovarono ad attraversare la conca aquilana costeggiata sulla sinistra da Civita di Bagno, l’antica Furconium, considerata nel periodo Longobardo capoluogo di un esteso contado. Fu sede vescovile fino al 1257 quando Papa Alessandro IV trasferì all’Aquila la cattedra episcopale. Dopo giorni di fervidi preparativi, il 29 Agosto 1294 nel piazzale antistante la chiesa di S. Maria di Collemaggio, alla presenza di porporati, nobili, cavalieri ed una gran massa di fedeli (oltre 200mila persone provenienti da ogni parte, fra cui, pare, Dante Alighieri) l’umile asceta venne solennemente elevato al soglio pontificio con il nome di Celestino V. Il conte Guido da Montefeltro fu tanto colpito da una cerimonia così toccante che scelse di cambiare la sua vita vestendo l’abito talare dei frati Zoccolanti. Il corpo di Celestino V riposa nel monumentale sepolcro, opera del 1517 di Gerolamo da Vicenza, nella chiesa di S. Maria di Collemaggio, tra le più belle della regione, la cui costruzione fu iniziata nel 1287. Una leggenda narra che Pietro dal Morrone si trovò a passare, di ritorno da Lione, sul Colle Majusle e che, preso dalla stanchezza, decise di fermarsi per un breve riposo. Addormentatosi, gli apparve in sogno la Madonna che espresse la volontà di far costruire in quel suolo un tempio a Lei dedicato. Sul fianco sinistro della Basilica, si apre la Porta Santa, l’unica al mondo fuori le mura di Roma. L’indulgenza plenaria contenuta nella Bolla del Perdono (custodita nei forzieri della municipalità aquilana) anticiperà di fatto il primo giubileo nella storia della chiesa cattolica (1300).
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II° Itinerario Celestiniano:
I luoghi della memoria di Celestino V in Molise
Cenni biografici
Pietro Angelerio, nato in Terra di Molise,a Pesche (IS), nel 1209 o 1210,
da modesta famiglia molisana, giovanissimo abbracciò la Regola di S. Benedetto
nell’abbazia di S. Maria in Faifoli, per ritirarsi in seguito a vita più severa
come eremita sul monte Morrone. Fondò l’Ordine religioso dei Celestini. La fama
della sua santità e dell’austerità del suo Ordine, insieme con la carità dei
suoi devoti, si diffuse celermente per tutta l’Italia e fuori tanto che,
trovandosi la Chiesa priva per lungo tempo del suo Pastore a causa di interni
dissensi, il conclave di Perugia lo elesse papa, il 28 agosto 1294, contro il
suo volere; accettò, tuttavia, la volontà divina e volle essere incoronato a
l’Aquila, davanti alla Basilica di Collemaggio da lui fatta costruire e dedicata
all’Assunta, assumendo il nome di Celestino V. Dopo pochi mesi di pontificato,
con grande umiltà e con inaudito coraggio rinunciò alla tiara per tornare alla
sua vita contemplativa. Ma fu rinchiuso dal suo successore Bonifacio VIII nella
rocca di Castel Fumone, ove tra stenti e privazioni d’ogni sorta, morì il 19
maggio 1296. Clemente V lo proclamò santo, il 5 maggio del 1313. Nel 1327, vi fu
la traslazione furtiva delle ossa da Ferentino a l’Aquila. Il 10 maggio 1997,
dalla Congregazione del culto divino e della disciplina dei Sacramenti è stato
proclamato patrono secondario della regione Molise, a seguito della richiesta
dei Vescovi della regione ecclesiastica Abruzzese - Molisana, dell’intero popolo
di Dio e del Clero. La festa liturgica in Diocesi cade il 19 maggio. Il
messaggio di S. Pietro Celestino potrebbe essere sintetizzato in: lo spirito di
preghiera che animò la sua vita e l’essere uomo di pace, concordia e
riconciliazione.
Presenza in Molise
S. Pietro Celestino, amava i luoghi austeri, la meditazione e la
contemplazione, ma aveva continui spostamenti e innumerevoli contatti sociali:
le tracce della sua presenza aprirono varchi di profonda spiritualità. Certa è
la sua presenza come novizio e come abate (1275-1278) a S. Maria di Faifoli
nell’agro del comune di Montagano (CB), antichi ruderi dell’abbazia e una chiesa
sono eloquenti testimoni. Tra i conventi celestiniani vanno ricordati: il
convento San Pietro Celestino a Ripalimosani e quello a Campobasso; oggi su quel
monastero, soppresso nel 1800, sorge il municipio del capoluogo regionale, a
lato nello stesso edificio è rimasta la chiesa dove si venera la Madonna della
Libera. Sant’Angelo Limosano, oltre alla devozione di tutto il popolo nei
confronti del santo, di cui rivendica i natali, ha un interessante altare con la
statua opera dello scultore molisano Paolo Di Zinno datata 1748, raffigurante S.
Pietro Celestino. A Isernia c’è la "Fraterna" un pio sodalizio che si rifa alla
spiritualità di S. Pietro Celestino, il cui statuto prevede di: fare delle
elemosine; recitare un certo numero di Pater Noster per i vivi e per i defunti;
astenersi dal peccato grave; mantenere il mutuo affetto; visitarsi
vicendevolmente nell’infermità; somministrare il necessario ai fratelli più
bisognosi; fare la dote alle fanciulle povere, prendere le difese dei poveri e
degli oppressi, compiere, secondo le possibilità, le opere di misericordia. Da
un decreto del Vescovo di Isernia, Roberto (1289), si legge che: "... alcuni
cittadini di Isernia, uniti da spirito di carità, fecero una "Frateria o
Fraterna". Tra di loro si chiamavano "fratelli" e davano l’impressione di essere
veramente dei religiosi" . Esistono luoghi celestiniani a Petrella Tifernina,
Limosano, Riccia, Bojano, Morrone del Sannio, Guglionesi, Agnone, Trivento.
Nella seconda metà di agosto 1998, in preparazione al Grande Giubileo del 2000,
le "sacre spoglie" di S. Pietro Celestino sono state portate in "peregrinatio"
nei tanti luoghi dove lui ha operato durante la sua vita. All’Aquila emanò la
bolla sulla " Perdonanza" , con cui concesse una speciale indulgenza plenaria a
tutti coloro che, pentiti e confessati, visitassero la Chiesa di Santa Maria di
Collemaggio per pregare il 29 agosto di ogni anno, festa del martirio di san
Giovanni Battista e anniversario della sua incoronazione. "...La supplice
richiesta di coloro che cercano Dio troverà tesori della chiesa che risplendono
dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia
di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli santi Pietro e Paolo, in
ogni ricorrenza annuale della festività assolviamo da ogni colpa e dalla pena
conseguenti a tutti i loro peccati commessi fin dal battesimo, quanti
sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di
Collemaggio dai vespri alla vigilia della festività di san Giovanni fino ai
vespri immediatamente seguenti la festività". Non si trattò solo della
remissione dei peccati, ma di una vera e propria riconciliazione sociale.
Infatti, ordinò ed ottenne la rappacificazione delle fazioni cittadine e
ingiunse allo stesso re Carlo II D’Angiò di perdonare gli Aquilani ribelli. La
Perdonanza è da intendere come una proposta di perdono verticale e orizzontale
(riconciliazione con Dio e con i fratelli, con il creato, una spinta educativa
delle coscienze alla capacità di offrire, non solo, ma anche di chiedere il
perdono.
I stazione : Faifoli — Montagano (CB)
Faifoli è una località che si trova a circa quattro chilometri dal comune
di Montagano (CB). E’ situata a 594 m. di quota sulla strada a tornanti che
collega Montagano alla Fondovalle del Biferno. Secondo autorevoli studiosi qui
sorgeva il centro sannitico di Fagifulae, divenuto poi municipio romano
assegnato alla tribù Voltinia. In epoca medioevale, nell’area, si installò una
comunità benedettina. Le notizie più antiche sulla Badia di S. Maria di Faifula
risalgono al 1134. Essa ebbe l’onore di accogliere tra le sue povere mura, in
due occasioni diverse, fra Pietro Angelerio. Dopo avervi indossato, ancora
giovanissimo, l’abito benedettino, pronunziando i sacri voti, Pietro Angelerio
tornò a Faifoli da abate di quel monastero nel 1276, allorchè venne chiamato
dall’arcivescovo di Benevento Capoferro, affinchè recuperasse la proprietà
dell’abbazia e ristabilisse buoni rapporti di vicinato con il feudatario di
Montagano, Simone Santangelo, che aveva scatenato una feroce persecuzione contro
il monastero. Pietro Angelerio chiese l’intervento del re Carlo I d’Angiò e
questi con una lettera del 27 settembre 1278 ordinò al Giustiziere di Terra del
Lavoro e di Molise di impedire i soprusi del feudatario di Montagano. Dal
momento però che costui non si fermò, l’abate dispose che i suoi monaci
abbandonassero Faifoli e si rifugiassero nel monastero di San Giovanni in Piano,
presso Apricena (FG). C’è una singolare corrispondenza tra la vita di
Pietro Celestino e il destino di Faifoli. Con la rinunzia di Celestino V al
trono pontificio iniziò anche la decadenza di questo monastero, che venne infine
abbandonato alla fine del XIII secolo. La chiesa tuttavia continuò ad esistere,
e fu oggetto nel 1705 di restauro, voluto dal cardinale Orsini e dedicato alla
memoria di Celestino, come ricorda una lapide posta all’interno della chiesa.
Nel 1794 divenne di regio patronato. Dopo il disastroso terremoto del 1805 la
chiesa, ormai in rovina, venne acquistata da una famiglia locale di possidenti,
che effettuò alcuni interventi di restauro sul fabbricato; questo a causa di
rifacimenti, ha modificato il suo aspetto originario. Accanto alla chiesa, sui
resti del monastero, la famiglia edificò il proprio villino di campagna. Anche
questo edificio oggi è scomparso, poichè per il degrado delle strutture murarie
è stato demolito nel 1971; si conserva però l’ampio giardino della villa, noto
come giardino Ianigro. Nel 1895 l’arcivescovo di Benevento ripristinò l’antico
titolo abbaziale.
II Stazione: Convento S. Pietro Celestino Ripalimosani (CB)
Venendo da Campobasso, prima di entrare nel centro abitato di Ripalimosani
vi è il convento S. Pietro Celestino. Oggi accoglie la Comunità Missionaria
degli Oblati di Maria Immacolata. E’ ritenuto uno dei conventi più antichi del
Molise. Non si conoscono con precisione le origini. Le prime notizie risalgono
al decimo secolo. Allora era un’abbazia benedettina intitolata alla santissima
Annunziata. Nel tredicesimo secolo il convento passò ai Celestini, ordine
religioso fondato da S. Pietro Celestino. Pare che il convento sia stato aperto
dallo stesso S. Pietro Celestino nell’anno 1282 e fu chiamato in quel tempo con
il nome di S. Maria degli Angeli. Dopo la sua morte e la canonizzazione avvenuta
nel 1313 il convento con la Chiesa prese il nome di San Pietro Celestino, nome
conservato fino ai nostri giorni. Fino a non molti anni fa si indicava ai
visitatori la stanza abitata dal santo. Nei restauri del 1938 venne inclusa in
una stanza adibita a dormitorio. I celestini rimasero nel convento per
molti anni, santificando quel luogo con la loro vita contemplativa e penitente.
Il terremoto del 1456 rovinò il convento che venne abbandonato dai celestini
III percorso Badie, priorati e chiese
celestine nel Molise
Nelle Costitutiones dell’Ordine, approvate da Paolo V nel gennaio del
1616, vengono citate le Badie, Priorati e Chiese Celestine esistenti in quei
tempi. Di quelle ricadenti nel territorio molisano abbiamo:
1.Campobasso, Santa Maria della Libera
Convento fondato dai Celestini intorno al 1290. Dipendente dal monastero
di S. Bartolomeo di Lucera. Oggi rimane l’edificio del Comune e la chiesa S.
Maria della Libera.
2.Limosano, S. Pietro Celestino
Fondato nel 1312, il piccolo complesso monastico era una dipendenza del
complesso della Ss. Annunziata di Guglionesi. Oggi della chiesetta sono
scomparsi persino i ruderi.
3.Petrella Tifernina, S. Pietro
Era una dipendenza del monastero della Ss. Annunziata. Oggi l’ubicazione
non è chiaramente identificata.
4. Bojano, S. Martino
Il complesso monastico venne fondato nel 1294. Se ne fa menzione nel
privilegio di Carlo II del 31 luglio 1294, dal quale risulta dipendere da S.
Spirito del Morrone (Zecca S.Spirito, 135-137). L’ubicazione non è chiaramente
identificata.
5. Isernia, S. Spirito, poi S. Pietro Celestino
Il monastero venne fondato nel 1274 e se ne fa menzione nella Bolla di
Gregorio X del 22 marzo 1275. "Il monastero originariamente si denominò S.
Spirito, ma dopo il suo abbandono nel 1623 fu fondato quello intitolato a S.
Pietro Celestino" . Così scrive Ugo Pietrantonio alla pagina 421 del suo
"Monachesimo benedettino nell’Abruzzo e nel Molise" . Senonché le Costitutiones
dell’Ordine Celstino fanno riferimento a due chiese distinte già dal 1616 e cioè
sette anni prima della data fissata da Pietrantonio e dalle sue fonti.
L’ubicazione è al Ponte dell’Arco.
6.Venafro, S. Spirito, poi S. Pietro a Maiella
Sembra sia stato fondato nel 1277. Nel 1799 fu requisito dal generale
Championnet per alloggiarvi i soldati. L’ubicazione non è chiaramente
identificata.
7.Trivento, S. Maria di Maiella
La chiesa di S. Maria, ubicata in località Montepiano, era in costruzione
nel 1290 allorchè Giacomo, vescovo di Trivento, concesse a Pietro del Morrone
l’esenzione da ogni diritto episcopale sulla chiesa. Il 2 settembre 1294,
Celestino V concesse l’indulgenza "dalla colpa e dalla pena" a tutti coloro che
avrebbero visitato la chiesa di S. Maria di Trivento.
8.Agnone, S. Maria di Agnone
La chiesa esisteva già dal 1232 col nome di S. Maria di Agnone. Il
documento più antico, che la riguarda, è una pergamena, che riporta l’atto di
vendita della chiesa, in data 8 settembre 1292, da parte di Filippa di Euricella
a Tommaso di Agnone per conto dei monaci della Maiella. Nel 1755, venne
costruita l’attuale facciata. Oggi si chiama chiesa dell’Assunta e si trova
lungo la via del bosco, prima dell’imbocco della recentissima "Panoramica".
9.Capracotta, S. Croce del Verrino
L’ubicazione non è chiaramente identificata.
10. Termoli, S. Angelo
Era una dipendenza del monastero celestino della Ss. Annunziata di
Guglionesi. Intorno all’anno 1325, il convento era denominato "Monasterium S.
Angeli de Termule ordinis S. Petri Confessoris" . L’ubicazione non è chiaramente
identificata. Forse è presso Ripaursa.
11.Morrone del Sannio, S. Roberto
Era una grancia, cioè una comunità agraria alle dipendenze dei Padri
Celestini della Ss. Annunziata di Guglionesi. Si trova nell’agro di Morrone.
12.Montorio dei Frentani, S. Pietro Celestino
E’ stata una dipendenza della Ss. Annunziata di Guglionesi ed è stata
soppressa da Innocenzo X nel 1652. L’ubicazione non è chiaramente identificata.
13. Guglionesi, Ss. Annunziata
Le Costitutiones del 1616 menzionano il monastero dell’Annunziata
"Collenisio" cioè di Guglionesi. Tale monastero aveva 6 dipendenze e cioè: S.
Pietro di Limosano, S. Pietro di Petrella Tifernina, S. Roberto di Morrone del
Sannio, S. Pietro Celestino di Montorio nei Frentani, Sant’Angelo di Termoli e
Santo Spirito di Vasto.
14.Ripalimosani, San Pietro Celstino
E’ stato fondato tra il 1282 e il 1300. Oggi il convento ospita i
missionari Oblati di Maria Immacolata, è all’ingresso di Ripalimosani (CB).
15.Riccia, S. Spirito, poi S. Pietro Celestino
E’ un monastero fondato nel 1312. L’ubicazione non è ben definita.
16.Montagano, S. Maria di Faifoli
Il complesso monastico dal 1276 fino al 1285 ospitò i monaci celestini e
S. Pietro Celestino. Nel 1705, il cardinale Orsini, per la duplice permanenza di
S. Pietro Celestino nell’abbazia faifoliana, la definì "la più famosa delle 12
insigni abbazie dell’arcidiocesi di Benevento" .
17.Sant’Angelo Limosano,S. Pietro Celestino
Il cardinale Vincenzo Maria Orsini, nel decreto di visita pastorale fatta
a Sant’Angelo Limosano il 6 luglio 1693, scrisse: " Visitavimus Ecclesiam S.
Petri Celestini oppidi S. Angeli..." (Archivio parrocchiale, Registro delle
visite pastorali, fogl.4). C’era dunque a Sant’Angelo una chiesa dedicata a S.
Pietro Celestino ed è documentato che essa esistesse almeno dal 1381 e che fosse
attigua all’attuale Municipio. Tra la chiesa e il palazzo baronale poi si trova
la Rua di San Pietro che, prima della costruzione della Rampa (1906), scendeva
fino a valle, poco discosta dalla Fonte Vecchia. Ma la chiesa, non essendo stata
restaurata alla fine del seicento secondo le direttive del Cardinale Orsini,
venne dapprima sconsacrata e poi trasformata in granaio. All’inizio del
settecento crollò del tutto, ma l’architrave e alcuni blocchi di pietra vennero
probabilmente recuperati e utilizzati per abbellire Fonte di San Pietro
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